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there is no band / non c’é nessuna orchestra — Tiffany Carbonneau

Dal 28/05/2026 al 04/06/2026

Nebbia. Una vecchia pellicola di famiglia si intravede nella foschia. I volti dei nonni, della madre di Tiffany Carbonneau e di altri viaggiatori appaiono e scompaiono come presenze incerte, catturate durante una visita alle Niagara Falls. Sembra un sogno, eppure è un ricordo. Forse un ricordo che, proprio nel momento in cui riaffiora, assume la consistenza fragile e ambigua di un sogno. Foschia. La cascata diventa così una materia visiva e mentale: nasconde, dissolve, altera. Un viaggio, una strada e la caduta inarrestabile e potente delle cascate. Immagini percepibili soltanto a un occhio attento, come desideri che rischiano di rimanere irrisolti nella complessità delle sfide della vita.

In there is no band / non c’è nessuna orchestra, tutta la ricerca intima, nostalgica e al tempo stesso dirompente dell’artista americana si dispiega in un racconto che, proprio perché intangibile, è capace di lasciarci sospesi. Il titolo richiama l’iconica scena di Mulholland Drive di David Lynch, in cui il presentatore del Club Silencio dichiara ripetutamente: “No hay banda”. Non c’è nessuna orchestra, eppure la musica continua a risuonare. Nel film di Lynch, l’illusione comincia a collassare rivelando l’architettura artificiale che sostiene la performance, il cinema, la memoria e l’identità stessa. Allo stesso modo il suono indistinto che accompagna il lavoro non è altro che l’audio estrapolato dallo stesso film, nel momento in cui la macchina si schianta in un incidente. Un rumore indefinito perchè estremamente rallentato, capace di lasciare ulteriormente un senso di disorientamento. L’opera di Carbonneau abita questa stessa soglia: uno spazio in cui ciò che appare autentico lentamente si rivela una costruzione fragile, dove il ricordo diventa messa in scena e le immagini oscillano tra presenza e scomparsa. Fotogrammi di vita domestica, apparentemente innocenti, si trasformano in tracce instabili di un passato che non può più essere recuperato nella sua interezza, sospeso tra documento e finzione.

Il viaggio verso le cascate acquisisce così una dimensione simbolica. La strada, il movimento, la potenza inarrestabile dell’acqua evocano l’idea di progresso e di tensione verso un obiettivo, quasi una metafora del sogno americano e della promessa di una vita compiuta. Eppure in questa opera tale promessa appare sfocata, continuamente sul punto di dissolversi. Tutto si rivela in una costruzione sociale, una finzione collettiva plasmata da aspirazioni ereditate e desideri proiettati. Carbonneau lavora sullo scarto tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere. Lo scorrere continuo, placido, quasi ipnotico dell’acqua si fonde con un immaginario sociale guidato dalla ricerca del successo, dalla necessità di trovare una direzione capace di dare senso all’esistenza. Tuttavia come il suono che persiste nel Club Silencio nonostante l’assenza dei musicisti, queste visioni rimangono sospese tra verità e illusione rivelando la propria natura costruita.

Carbonneau trasforma il materiale autobiografico in un paesaggio fragile e instabile, dove l’aspetto personale diventa spettrale e universale. Un eco, un’apparizione. Le immagini emergono dalla nebbia senza mai raggiungere una piena nitidezza, lasciando lo spettatore in uno stato di sospensione percettiva ed emotiva. È proprio in questa incertezza che l’opera trova la sua forza: nel rendere visibile come memoria, identità e desiderio siano forme continuamente riscritte. Movimenti in loop alla ricerca della giusta posizione, in una danza che prova a essere perfetta. Performance che continuiamo a mettere in scena anche quando, forse, non c’è nessuna orchestra.

 

Testo a cura di Iole Pellion di Persano

Opening 28 maggio, ore 18 – 21 — ingresso libero

  • ph: Tiffany Carbonneau
  • ph: Tiffany Carbonneau
  • ph: Tiffany Carbonneau
  • ph: Tiffany Carbonneau
  • ph: Tiffany Carbonneau
  • ph: Tiffany Carbonneau

Il lavoro riunisce una serie di animazioni e video 3D che esaminano la relazione tra infrastrutture, memoria, perdita e costruzione dell’identità nel paesaggio suburbano americano. Radicati nella storia familiare dell’artista e nelle sue esperienze di crescita nei vasti sobborghi di Chicago, questi ambienti costruiti digitalmente creano una tensione tra reale e artificiale, aprendo spazi tra presenza e assenza, dove memoria e perdita persistono in paesaggi instabili. Queste opere indagano come infrastrutture, mobilità e aspirazioni plasmino l’identità e come il passato continui a influenzare e a perseguitare il presente.

La mostra è stata realizzata nell’ambito del progetto di residenza d’artista sviluppato in collaborazione con la Great Meadows Foundation (USA), svoltosi dal 29 aprile al 30 maggio.

Grazie al supporto della Great Meadows Foundation, Recontemporary ha avuto il piacere di ospitare in residenza l’artista americana Tiffany Carbonneau tra aprile e maggio 2026. L’obiettivo del programma era semplice ma fondamentale: riscoprire il valore del processo creativo, concedendo all’artista il tempo necessario per sviluppare e strutturare la propria ricerca. Partendo dalla formazione di Carbonneau, dai temi centrali della sua pratica e dalle nuove direzioni che desiderava esplorare, la metodologia adottata si è basata sul principio della stratificazione. Attraverso una costruzione progressiva di significato e forma, in cui elementi visivi e sonori si sovrappongono e dialogano tra loro, il processo ha dato vita a un nuovo corpus di opere capace di incarnare le questioni centrali della sua ricerca artistica.

La ricerca archivistica ha rappresentato un ruolo centrale nel processo: il lavoro si è sviluppato a stretto contatto con il passato architettonico della città e del suo skyline. In questa prospettiva, il peso del passato ha continuato a parlare attraverso l’ambiente urbano e le strutture che modellano la memoria collettiva. Per questo motivo, l’artista ha attivato un dialogo con collezioni istituzionali come il Museo del Cinema e lo Studio di Carol Rama, instaurando una connessione diretta con la memoria industriale e culturale di Torino. Il confronto con questi archivi è diventato un gesto fondativo del processo: i materiali sono stati fin da subito intesi come materiali da riattivare, reinterpretare e tradurre attraverso i media digitali. Il secondo livello della ricerca si è invece concentrato sul suono, lavorando sulla reinterpretazione del materiale sonoro e sulla generazione di nuovi significati attraverso pratiche di ascolto, distorsione e ricomposizione. Per Carbonneau, il suono non agisce mai come un elemento secondario, ma come parte della struttura primaria dell’opera, capace di veicolare memoria, atmosfera e tensione emotiva. La restituzione della residenza ha preso forma in una mostra personale da Recontemporary, intesa come una presentazione articolata della pratica dell’artista, capace di unire e creare un dialogo tra un opere già realizzate e nuove produzioni.

In questo contesto, Glass Highway Series: Billboards riflette sulle infrastrutture che sostengono il mito e l’immaginario della periferia americana. Realizzata tramite l’uso di una camera a 360 gradi in Blender, l’animazione 3D immerge lo spettatore in un paesaggio autostradale infinito e disorientante, che appare al tempo stesso seducente e fragile. Questa tensione è amplificata dalla colonna sonora, che incorpora una registrazione d’archivio alterata di un viaggio del 1975 lungo la Interstate 75 nei pressi di Tifton, Georgia, documentando il cosiddetto “screaming bridge”, un luogo legato a una leggenda locale secondo cui gli automobilisti percepirebbero un urlo associato a un incidente mortale. 

Una riflessione più profonda sulla natura artificiale degli spazi urbani e infrastrutturali contemporanei prosegue nel video From No Place to No Where. Il titolo fa riferimento a una citazione della teorica urbana Jane Jacobs tratta da The Death and Life of Great American Cities. Riprendendo la critica di Jacobs alla pianificazione urbana del dopoguerra e ai progetti di modernizzazione sterile, l’opera si estende in una più ampia meditazione sull’espansione suburbana, sulle infrastrutture e sulla graduale erosione degli spazi destinati all’interazione collettiva. 

La pratica di Carbonneau è profondamente radicata nei paesaggi delle città industriali e nei modi in cui questi ambienti modellano la memoria collettiva e individuale. Glass Balloon Series: Intricate Minglings incarna chiaramente la coesistenza di queste due dimensioni, rivelando come esperienza personale e narrazioni sociali più ampie si sovrappongano continuamente, spesso in modo invisibile. Radicata nella perdita del fratello dell’artista in un incidente automobilistico avvenuto sette giorni prima della nascita del suo primo e unico figlio, l’opera utilizza palloncini animati in 3D creati in Cinema 4D e resi con superfici riflettenti simili al vetro, che rimandano al movimento ciclico dell’alba e del tramonto. Sospesi tra presenza e assenza, fragilità e permanenza, i palloncini diventano contenitori di memoria, lutto e eredità emotiva, trasformando il dolore personale in uno spazio visivo condiviso e contemplativo.

 

Testo a cura di Alessandra Villa

Tiffany Carbonneau

Tiffany Carbonneau è un'artista e docente il cui lavoro esplora l'intersezione tra storie personali e collettive attraverso i media digitali, l'animazione e l'arte pubblica. I suoi progetti combinano proiezioni video architettoniche, animazione 3D e ricerca storica per riflettere su luoghi, migrazioni e identità culturale. Ha creato opere d'arte pubbliche site-specific negli Stati Uniti e a livello internazionale, coinvolgendo le comunità in conversazioni su come il passato influenzi il presente. Carbonneau è attualmente professoressa associata di Belle Arti - Arte Digitale presso l'Indiana University Southeast, dove ha fondato e dirige il corso di laurea in Arte Digitale.

Tiffany è una borsista dell'Efroymson Contemporary Arts e le sue opere sono state esposte a livello internazionale presso l'Università di Amburgo (Amburgo, Germania), il Move Light Festival (Łódź, Polonia), l'Infecting the City Public Art Festival (Città del Capo, Sudafrica) e il Toronto Urban Film Festival (Toronto, Ontario). A livello nazionale, le sue opere sono state esposte presso l'aeroporto internazionale di Louisville Muhammad Ali, l'aeroporto internazionale di Indianapolis, il Digerati Emergent Media Festival (Denver, CO), l'ARTECA Festival alla Miami University (Miami, OH), il BLINK (Cincinnati, OH), il Northern Spark outdoor art festival (Minneapolis, MN), IN Light IN: Indianapolis Light Festival, Lumen: International Video Art and Performance Festival (NYC), Inlight Richmond (Richmond, VA), Currents New Media Festival (Santa Fe, NM), il Free State Film and Art Festival (Lawrence, KS), nonché in altre sedi tradizionali e non tradizionali a Miami, San Diego, Louisville e Cleveland. Le opere di Tiffany sono state sostenute da numerose istituzioni pubbliche e private, tra cui il National Endowment for the Arts, la Cincinnati USA Regional Chamber, la Central Indiana Community Foundation, il Louisville Fund for the Arts, la Doane University, la Miami University, l'Ohio Wesleyan University, Northern Lights.mn, e altre ancora.

Great Meadows Foundation

La Great Meadows Foundation è una fondazione filantropica che eroga sovvenzioni, lanciata nel 2016 dal collezionista d'arte contemporanea e filantropo Al Shands (1928-2021). Prende il nome dalla casa che Al e la sua defunta moglie Mary crearono, e la sua missione è quella di rafforzare e sostenere in modo significativo le arti visive nel Kentucky, dando agli artisti e agli altri professionisti del settore nella nostra comunità gli strumenti per fare ricerca, creare connessioni e partecipare più attivamente al più ampio panorama dell'arte contemporanea.