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THE MAELSTRÖM — Santiago Sierra

Dal 22/10/2026 al 07/11/2026

Nel 2023 Santiago Sierra realizza The Maelström a Serrekunda, in Gambia. Un gruppo di giovani appartenenti alla squadra di calcio locale, la Tallinding United, esegue una sequenza di movimenti costruita a partire dalle posture di immobilizzazione imposte dalla polizia durante un arresto: corpi contro il muro, a terra, costretti in posizioni che evocano immediatamente controllo, coercizione e sottomissione. Ripetuti e concatenati, questi gesti perdono progressivamente la loro dimensione individuale per trasformarsi in una coreografia collettiva, quasi astratta. Un vortice (il Maelström) nel quale violenza e ordine, individuo e sistema, vittima e dispositivo di potere sembrano confondersi.

I volti non sono mai visibili. I corpi diventano sagome anonime, elementi di una geometria che si ripete e si moltiplica. È proprio in questa sottrazione dell’identità che l’immagine acquista una dimensione universale: ciò che osserviamo non riguarda più soltanto quei corpi o quel luogo, ma i meccanismi attraverso cui il potere disciplina, separa, contiene e determina la possibilità stessa di muoversi.

Ad accompagnare le immagini ritorna ossessivamente un frammento del controverso discorso pronunciato nel 2022 da Josep Borrell, allora Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, nel quale l’Europa viene descritta come un “giardino” e gran parte del resto del mondo come una “giungla”. Una metafora che, inserita da Sierra nel contesto africano in cui l’opera è stata realizzata, assume tutta la violenza della separazione tra un dentro e un fuori, tra chi deve essere protetto e chi viene percepito come una minaccia.

The Maelström parla così di migrazione, colonialismo e controllo, ma soprattutto delle strutture politiche, economiche e linguistiche attraverso cui la disuguaglianza viene costruita e infine normalizzata.

A pochi anni dalla sua realizzazione, l’opera sembra aver acquisito un’urgenza ancora maggiore. Viviamo un presente attraversato da guerre, migrazioni forzate, ridefinizioni dei confini e profonde trasformazioni degli equilibri politici e sociali. Allo stesso tempo, siamo quotidianamente esposti a una quantità senza precedenti di immagini di violenza, conflitto e sopraffazione. Una sovraesposizione che porta con sé un rischio: quello dell’assuefazione.

Sierra interviene proprio su questa possibilità. Sottrae il gesto della coercizione alla velocità con cui siamo abituati a consumare le immagini e lo trasforma in una sequenza reiterata, insistente, difficile da eludere. Il vortice evocato dal titolo diventa allora anche una possibile immagine del nostro presente: un movimento continuo nel quale corpi, immagini, parole e sistemi si sovrappongono, chiedendoci di osservare più a lungo e di interrogarne le relazioni.

Special opening hours during Art Week:
October 28, 29, 30, 31, 10 am – 8 pm
November 1, 10 am – 7 pm

VISITABILE SU APPUNTAMENTO

Opening 22 ottobre, ore 18 – 21
— ingresso libero

Santiago Sierra

Santiago Sierra nasce a Madrid (Spagna) nel 1966, dove vive e lavora.
Dopo essersi laureato in Belle Arti all'Università Complutense di Madrid, Santiago Sierra ha completato la sua formazione artistica ad Amburgo, dove ha studiato con i professori F. E. Walter, S. Brown e B. J. Blume.
I suoi esordi sono legati ai circuiti artistici alternativi della capitale spagnola - El Ojo Atómico, Espacio P - anche se continuerà a sviluppare gran parte della sua carriera in Messico (1995-2006) e in Italia (2006-2010). Il suo lavoro ha sempre avuto una grande influenza sulla letteratura e sulla critica d'arte. L'opera di Sierra cerca di svelare le reti perverse di potere che ispirano l'alienazione e lo sfruttamento dei lavoratori, l'ingiustizia dei rapporti di lavoro, l'iniqua distribuzione della ricchezza prodotta dal capitalismo, la devianza del lavoro e del denaro, la discriminazione razziale in un mondo segnato da flussi migratori unidirezionali (sud-nord).
Rivisitando e rielaborando alcune strategie che caratterizzano l'arte minimalista, concettuale e performativa degli anni Sessanta e Settanta, Sierra interrompe i flussi del capitale e delle merci (Obstruction of Freeway With a Truck's Trailer, 1998; Person Obstructing a Line of Containers, 2009); ingaggia lavoratori per rivelare le loro condizioni precarie (20 Workers in a Ship's Hold); esplora i meccanismi di segregazione razziale derivanti dalle disuguaglianze economiche (Hiring and Arrangement of 30 Workers in Relation to Their Skin Color, 2002; Economical Study of The Skin of Caracans, 2006); e confuta le storie che legittimano una democrazia basata sulla violenza di Stato (Veterans of the Wars of Cambodia, Rwanda, Kosovo, Afghanistan and Iraq Facing the Corner, 2010-2012; Los encargados, 2012).
Nel 2010, ha ricevuto il Premio nazionale spagnolo per le arti plastiche, ma lo ha rifiutato pubblicamente, rivendicando la propria indipendenza da uno Stato che mostra "disprezzo per il mandato di lavorare per il bene comune". Nel 2018, Sierra ha inserito un ritratto di Carles Puigdemont nella mostra "Prigionieri politici spagnoli contemporanei", a Madrid. Il 23 febbraio 2018 ne è stata ordinata la rimozione. Nel 2020 Sierra ha invitato i popoli delle Prime Nazioni provenienti dai luoghi colonizzati dall'impero britannico a donare il sangue per un'opera d'arte intitolata Union Flag; il festival “Dark Mofo” ha cancellato il progetto di esporre l'opera d'arte dopo una reazione guidata da artisti indigeni australiani.