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Geographies of Loss — Marta Maglio

Dal 11/06/2026 al 18/07/2026

Giovedì 11 Giugno, dalle 18 alle 21, Recontemporary è felice di presentare la prima mostra personale di Marta Maglio, vincitrice della terza edizione del Premio REC 🎈

 

Opening 11 giugno, ore 18 – 21 — ingresso libero

Cosa accade al mondo quando l’umanità scompare? Cosa succede quando tutte le gerarchie e le regole prestabilite di genere e specie vengono sovvertite?

Fondando la propria ricerca artistica sulle teorie del post-umanesimo e del transfemminismo, Marta Maglio apre lo sguardo verso nuovi mondi, per immanigare forme di coabitazione e condivenire tra umane e non umane. Liberate dalle strutture imposte dalla società, le tracce del passato custodiscono ancora la memoria geologica della Terra, ma si intrecciano e si trasformano attraverso la tecnologia.

Le Geographies of Loss sono le mappe virtuali costruite a partire da ciò che resta di una vita precedente: scansioni 3D e video generati dall’intelligenza artificiale si stratificano con immagini d’archivio, microrganismi, fossili e archeologie. In queste geografie, la perdita e la rimozione vengono presentificate per riflettere sul passato e spalancare futuri possibili.

Selezionando l’artista insieme a una giuria internazionale, la terza edizione del Premio Recontemporary orienta così la propria ricerca verso una riflessione sulla condizione del corpo nell’era post-digitale e sull’assurdità dell’avidità umana, legata al desiderio di conquista, sfruttamento e prevaricazione.

In questa prospettiva, lo spazio di Recontemporary si trasforma in un ambiente sottomarino post-umano che conduce a Cattedrale Abisso: un luogo in cui microfossili e microrganismi sono gli ultimi custodi della memoria geologica della Terra, celebrata con la ritualità di uno spazio sacro. Una cattedrale abitata soltanto da due specie organiche, le Radiolarie e le Foraminifere, vere e proprie bussole temporali e unici riferimenti per orientarsi in un tempo che non ci appartiene più.
Non esiste più alcuna corsa alle risorse, alle terre rare, a tutto ciò che ha reso il pianeta oggetto di sfruttamento. Interagendo direttamente con il video ed entrando a far parte di questa nuova superficie, il visitatore è invitato ad assumere una diversa condizione e posizione di ascolto, in cui non occupa più il centro della scena ma diventa, forse per la prima volta, parte di un ecosistema. 

  • GEographies of loss
  • marta maglio
  • ph: alessandro santi
  • GEographies of loss
  • marta maglio
  • ph: alessandro santi
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  • ph: alessandro santi
  • Premio rec 2026

Il dialogo con il passato si apre attraverso il confronto con un archivio animale, evocato nel lavoro Phantom Derma, realizzato dall’artista durante la residenza “Nucleo” presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. L’opera intreccia archeologia mediale e storie animali, sollevando interrogativi sul peso di tre secoli di collezionismo coloniale, in cui gli animali erano trasformati in trofei, esposti pubblicamente come simbolo di status e conquista. Ricostruendo i percorsi di viaggio degli animali giunti nella Palazzina di Caccia di Stupinigi e nel Reale Giardino Zoologico di Torino, Maglio cerca di ripercorrerne gli itinerari forzati, creando una narrazione insieme umana e non umana, che combina filmati d’epoca e mappe, trasformando l’animale tassidermizzato nel simbolo di una contraddizione dell’epoca contemporanea. 

Stravolgere i sistemi che hanno organizzato il mondo – sociali, culturali, economici – appare allora come una possibile forma di resistenza in un tempo in cui lo spazio di dominio dell’essere umano si fa sempre più labile, la capacità di controllo si dissolve e l’idea stessa di una specie dominante si sta estinguendo. In questo scenario, le opere di Maglio immaginano altre forme di convivenza e appartenenza.

Non una conquista, ma una chiamata all’ascolto e alla possibilità di costruire nuove relazioni. Come potrebbe rinascere la vita sulla Terra se smettessimo di osservare il mondo come qualcosa da possedere e iniziassimo a riconoscerci come parte del suo stesso ecosistema?

Le opere in mostra:


Phantom Derma


Realizzata per il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino durante la residenza “Nucleo”, Phantom Derma  intreccia archeologia mediale e storie animali per interrogare tre secoli di collezionismo coloniale, tracciando e ricostruendo le storie degli animali-oggetto transitati nella Palazzina di Caccia di Stupinigi e nel Reale Giardino Zoologico di Torino.
Scansioni 3D generate con l’AI si fanno superfici riflettenti, presenze mancanti, elusive, mai completamente osservabili. Questi fantasmi digitali si stratificano con frammenti di fotografia e cinema muto, footage di documentari naturalistici ed esplorativi d’epoca, e video generati dall’AI manipolando immagini storiche, creando un tessuto visivo dove memoria e finzione dialogano. Attraverso questa tessitura mediale emergono le storie degli animali-oggetto: proiezioni di desiderio e conquista, trofei di caccia e specimen scientifici, espressione di un immaginario coloniale, di un gusto per l’”esotico”, e di un concetto del “naturale” che sostengono le perturbanti fondamenta degli stati-nazione moderni.
I corpi musealizzati diventano il punto di partenza per ri-tracciarne gli itinerari forzatamente percorsi, per ricostruire, attraverso filmati d’epoca, sia le geografie d’appartenza degli animali stessi sia a ritroso le tappe, e i luoghi mutevoli da loro attraversati. In questa narrazione umana e non-umana insieme si manifesta l’ambiguità irrisolta dell’animale tassidermizzato: in bilico tra la vita e la morte, la natura e la cultura, l’oggetto e il fantasma, la perdita e la sopravvivenza al tempo delle estinzioni di massa.

 

Cattedrale Abisso

Nell’oscurità degli abissi oceanici, dove microfossili e microrganismi custodiscono la memoria geologica della Terra, prende forma una cattedrale vivente. Corpo, materia e tecnologia si dissolvono l’uno nell’altro, generando un ecosistema sensoriale in continua trasformazione.
Un fossile d’ambra si fa interfaccia: un controller realizzato con materiali organici e sensoristica integrata consente di navigare e manipolare le creature digitali, scansioni 3D di Radiolarie e Foraminifere. Sollevato il sensore, i microrganismi rispondono alla lentezza o alla velocità di chi o cosa interagisce con loro, in una riflessione sul tempo profondo del medium-Terra e del tempo antropico. Strutture microscopiche si ingigantiscono in architetture percorribili, mentre le composizioni sonore di Odia (Gerarda Avallone) tessono dialoghi tra organico e digitale intrecciando suono e movimento. L’installazione ci immerge in un tempo non umano, quello della terraformazione: relazionale e simbiotico, spezzato dalla linearità antropica.
L’opera video in loop dischiude le storie di due specie di microorganismi, le Radiolarie e le Foraminifere. Queste ultime si configurano come bussole temporali per la datazione stratigrafica della terra e per la speculazione futura legata ai cambiamenti climatici. Il paesaggio alieno delle profondità abissali emerge come entità documentabile soltanto da uno sguardo macchinico, non-umano, controllato e guidato da umani.
La temporalità dilatata delle trasformazioni del non-umano, è turbata dalla presente corsa alle terre rare contenute nei fondali marini e dalle pressioni attuali verso il ‘Deep Mining’.  Proteste globali, dal forte carattere perfomativo, si affiancano alle storie non-umane, intessendo alleanze interspecie. Sospesa tra reale e virtuale, Cattedrale Abisso è un invito all’ascolto: un corpo ibrido aperto alla decomposizione e alla co-creazione collettiva, dove umano, non umano e macchina respirano insieme.

Composizione e Sound Design di Odia (Gerarda Avallone). 

Marta Maglio

Marta Maglio è un’artista multidisciplinare il cui lavoro intreccia nuovi media, intelligenza artificiale, interaction design, fotografia, poesia, sensoristica e assemblaggi DIY. Nella sua pratica indaga e trasmuta media diversificati in installazioni interattive e immersive, assemblage elettronici e organici e opere digitali.

Radicata negli studi di genere e nella filosofia postumana, la sua ricerca indaga criticamente le tecnologie e i dispositivi contemporanei e le possibilità di risemantizzazione delle tecnologie in una prospettiva transfemminista e postantropocentrica utilizzando software e modelli di Machine Learning opensource, assemblaggi di sensoristica e microcontrollori.

Attraverso la ricerca d’archivio e online e la sperimentazione con narrazioni non-lineari, si concentra sulle mutazioni contemporanee del corpo e della soggettività in relazione alle nuove tecnologie, creando narrazioni e fabulazioni esperienziali e incarnate, mescolando realtà, finzione e miti. Fondatrice e membro del collettivo Embodied Interface, la sua ricerca esplora il design postumano e la narrazione di entità non-umane per creare una coscienza ecologica condivisa attraverso l’insegnamento e la curatela di mostre.