Nell’oscurità degli abissi oceanici, dove microfossili e microrganismi custodiscono la memoria geologica della Terra, prende forma una cattedrale vivente. Corpo, materia e tecnologia si dissolvono l’uno nell’altro, generando un ecosistema sensoriale in continua trasformazione. Un fossile d’ambra si fa interfaccia: un controller realizzato con materiali organici e sensoristica integrata consente di navigare e manipolare le creature digitali, scansioni 3D di Radiolarie e Foraminifere. Sollevato il sensore, i microrganismi rispondono alla lentezza o alla velocità di chi o cosa interagisce con loro, in una riflessione sul tempo profondo del medium-Terra e del tempo antropico. Strutture microscopiche si ingigantiscono in architetture percorribili, mentre le composizioni sonore di Odia (Gerarda Avallone) tessono dialoghi tra organico e digitale intrecciando suono e movimento. L’installazione ci immerge in un tempo non umano, quello della terraformazione: relazionale e simbiotico, spezzato dalla linearità antropica.
L’opera video in loop dischiude le storie di due specie di microorganismi, le Radiolarie e le Foraminifere. Queste ultime si configurano come bussole temporali per la datazione stratigrafica della terra e per la speculazione futura legata ai cambiamenti climatici. Il paesaggio alieno delle profondità abissali emerge come entità documentabile soltanto da uno sguardo macchinico, non-umano, controllato e guidato da umani. La temporalità dilatata delle trasformazioni del non-umano, è turbata dalla presente corsa alle terre rare contenute nei fondali marini e dalle pressioni attuali verso il ‘Deep Mining’. Proteste globali, dal forte carattere perfomativo, si affiancano alle storie non-umane, intessendo alleanze interspecie. Sospesa tra reale e virtuale, Cattedrale Abisso è un invito all’ascolto: un corpo ibrido aperto alla decomposizione e alla co-creazione collettiva, dove umano, non umano e macchina respirano insieme.
Composizione e Sound Design di Odia (Gerarda Avallone).