ARCO Lisboa

Lisbona. Il primo viaggio di recontemporary. Le prime interviste estere. La prima fiera di Arte contemporanea del Portogallo. Il primo vero e proprio approfondimento culturale, sociale e etnologico di questo progetto.

Con quella tensione allegra che mettono le prime esperienze siamo partiti alla scoperta di Lisbona e della sua visione dell’arte contemporanea.
Il Portogallo dopo aver vissuto periodi di dittatura ha deciso di aprire le porte (e a noi anche nel vero senso della parola, a casa di Pedro Cabrita Reis) a nuove visioni e a nuovi modi di vivere l’Arte.

Per quanto tutto fosse nuovo e sperimentale, la prima sensazione avuta era quella di aver già vissuto quei giorni. L’accoglienza estrema dei portoghesi ci ha aiutato subito ad ambientarci e guardare con curiosità e voglia tutto ciò che ci circondava.
La fiera non era proprio nuova nuova: ARCO, la fiera d’Arte più importante della Spagna, ha dato vita al suo secondo appuntamento annuale in Portogallo. Una fiera che per quanto piccola ha deciso di usare lo spazio di un ex corderia navale. Estendosi, nel quartiere di Belem, per il lungo mare, la fiera ha avvicinato un po’ tutti i Portoghesi : dal collezionista, al politico (anche il Presidente), al semplice interessato, al mondano. Si sentiva e percepiva la novità contrastata da un contenuto più saldo e affermato. Il panorama dell’ arte contemporanea portoghese ha patito la dittatura passata, arrivando oggi ad aver creato un linguaggio intenso, forte, diretto ma introspettivo. Un mondo che con timore si affaccia al di fuori, riscaldandosi però lo spirito con la propria energia. Tante le gallerie autoctone e troppo poche quelle estere, hanno ridotto questo slancio portoghese a un esperimento dal gusto mediterraneo.

L’atmosfera era così accogliente che sembrava di essere a casa, forse anche perché un po’ in casa c’eravamo. Pedro Cabrita Reis, Julião Sarmento, Miguel Vieira Baptista e Delfim Sardo hanno lasciato scorgere al nostro obiettivo tutta la simpatia di chi può assomigliare a un parente lontano.  Legati al loro passato, alla vita di fatiche che un settore come l’arte contemporanea si è dovuta inventare contrastando il carattere rigido della dittatura, vivendo di un ruolo che si è creato da se, senza scuola e senza esempi e ha vinto sul obsoleto, i personaggi che abbiamo incontrato hanno dato al nostro viaggio un sapore dolceamaro. Questa forza che ne evince sta cercando la forma e il modo giusto per espandersi farsi conoscere, sperimentando nuove grandezze e nuovi metodi architettonici, sociali e culturali.

Quella che abbiamo incontrato era una realtà ancora alle prime armi ma con tanto da raccontare. Una carica e voglia di crescere rinvigorente, in cui noi, di Recontemporary, ci siamo impersonificati subito, vedendo in essa un po’ la nostra stessa immagine.